Addio Matteo PDF Stampa E-mail

Il Mamamia sabato sera ha perso un grande amico, Matteo Bitossi, Matteo dei Ghetero. Stroncato da un infarto a 22 anni, era in campeggio. Negativi gli esami tossicologici.

 

(Da IL TIRRENO)

LA TRAGEDIA. Un dolore al petto, poi il respiro difficile. Per rianimarlo utilizzato anche il defibrillatore
di DONATELLA FRANCESCONI

TORRE DEL LAGO. La solita serata con gli amici, pizza e birra prima di raggiungere la Marina, la sua musica, le sue luci. Il tempo di un morso. E quel dolore al petto che spezza per sempre la vita di Matteo Bitossi, 22 anni, residente a Vicopisano, studente universitario. Membro del gruppo di giovani "ghetero" (amici dei gay) nato proprio a Vicopisano.
Al momento del malore fatale, Matteo è al camping "Bosco Verde", lungo viale Kennedy. Qui alcuni dei dipendenti del "Mama Mia", il locale storico della Marina torrelaghese gay-friendly, hanno affittato una piazzola dove sistemare la tenda, sottraendosi agli affitti d'oro della Versilia. E intorno a questa tenda, per tutta la stagione, si sono avvicendati anche i ragazzi del gruppo di cui Matteo Bitossi faceva parte, come conferma Manuele Serano, uno dei titolari del camping.
Poco prima di mezzanotte la cena veloce, poi tutti insieme verso il vicino viale Europa, quello dei locali e del divertimento di cui i "ghetero" sono stati per tutta l'estate una parte importante. Matteo e gli amici non lavorano in un locale. Ma i loro balli scatenati, i look proposti, l'allegria ed il messaggio lanciato contro l'omofobia hanno animato le notti sulla Marina, diventando un modo di essere ed una delle novità della stagione 2010.
Stagione che per Matteo finisce lì, sotto i pini del camping, dove un dolore al petto lancinante fa immediatamente capire agli amici che la situazione è grave. Il ragazzo ha appena il tempo di sussurrare "sto male". Poi accusa sonnolenza, prima di iniziare a respirare affannosamente.
Inviata dalla centrale operativa del 118, arriva al camping l'ambulanza della Croce Verde. Sono momenti concitati, con il personale determinato a strappare Matteo alla morte. L'uso del defibrillatore regala un attimo di speranza. Giusto il tempo di correre in ospedale, al Versilia, dove il giovane muore poco dopo l'arrivo.
La notizia del decesso si diffonde immediatamente tra il popolo della notte che affolla la Marina. Appena dall'alto del "Mama Mia" viene dato l'annuncio dell'accaduto, la musica tace, le luci si abbassano.
Nel frattempo, sul corpo di Matteo viene eseguita una prima ricognizione medica, comprensiva di esami tossicologici. "Che hanno dato esito negativo", spiega il maggiore dei carabinieri, Andrea Pasquali, alla guida della compagnia di Viareggio.
Per questa mattina è già fissata l'autopsia, richiesta fin dalla notte, dal padre di Matteo, Stefano Bitossi, fino allo scorso anno assessore alla cultura a Vicopisano. Poi, dalle 18, verrà aperta la camera ardente all'obitorio dell'ospedale Versilia, a Lido di Camaiore.


LA FAMIGLIA

"Vogliamo l'autopsia: diteci come è morto nostro figlio"
di SABRINA CHIELLINI

VICOPISANO. "Matteo non aveva problemi di salute, giocava a calcio, si teneva controllato. Vogliamo sapere di cosa è morto". Stefano Bitossi, padre della giovane vittima, non si da pace. Accanto a lui ci sono la moglie, Lucia Cavallini e la figlia Sara Bitossi, 25 anni. La famiglia ha deciso di chiedere l'autopsia per capire cosa ha ucciso Matteo.
È sempre difficile accettare la morte di un figlio, così come quella di una persona cara. E quando la tragedia avviene all'improvviso e porta via un ragazzo di poco più di vent'anni il distacco, il senso di vuoto e di disperazione tolgono le parole.
I genitori di Matteo sono stati informati l'altra notte, poco dopo la morte del figlio. Erano a Vicopisano, dove si era appena conclusa la prima serata della festa medievale. Si sono precipitati all'ospedale Versilia per capire cosa era successo. Le prime risposte che hanno avuto non li hanno convinti. Fino al punto che hanno deciso di richiedere l'autopsia. "Sì abbiamo chiesto di fare questo accertamento - dice il padre - per sapere come è morto".
La piccola comunità vicarese è rimasta sconcertata dalla tragedia. La famiglia Bitossi, così come lo era Matteo, è molto conosciuta. Abita in via Moricotti, vicino al centro medievale. La madre del ragazzo ha un'attività di parrucchiera. Il padre lavora a Pontedera come promotore finanziario ed è stato assessore alla cultura.


SUL WEB IL DOLORE DEGLI AMICI

"Addio Matteo": con lui avevano aperto su Internet un sito che divulgava la battaglia contro l'omofobia
Avevano scelto il locale "Mamamia" per promuovere le loro idee

VICOPISANO. Un semplice "Addio Matteo" per salutare l'amico, il compagno di tante serate e delle battaglie contro l'omofobia. Così uno degli amici ha salutato su Facebook lo studente universitario con il quale aveva fondato il gruppo "I ghetero del Mama Mia". Giovani vicaresi, poco più che ventenni, impegnati nella lotta contro l'omofobia. Poco più che ventenni, la scorsa primavera quando hanno aperto un sito su Facebook, hanno scelto il locale "Mama Mia" di Torre del Lago per promuovere le loro idee. Il gruppo ha avuto immediata fortuna; è stato ideato, da Fabio Fiorentini, da Mirko Gozzi, Francesco Rubino, Andrea Tucci e da Matteo Bitossi, il ragazzo morto la scorsa notte. Chiaro il manifesto pubblicato su internet: "Siamo il gruppo ghetero che tutti i week-end segue ovunque lo staff del Mama Mia, perché pensiamo che l'orientamento sessuale di una persona non è abbastanza per poter giudicare qualcuno. Esistono i grandi anche tra i gay e dopotutto qual è la differenza tra un etero e un gay? Nessuna".
Un gruppo seguitissimo su Facebook. Così come tanti hanno scelto il social network per salutare l'amico scomparso. Un bel ragazzo, moro. Il ritratto della salute, dicono alcuni coetanei interrogandosi sulla tragedia entrata nelle loro vite, fatte di spensieratezza e in cui l'idea della morte, parte le terribili esperienze degli incidenti stradali, appare sempre come una paura molto lontana.

S. C.

 

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